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Ma qui non c’è niente!

The images are an extract from a larger research project regarding the Alps which intends to observe the environmental changes of the Alpine landscape that have occurred due to the development related to the processes of industrialization, tourism and urban expansion.
In this limited series of photographs I concentrated on the places that can be defined “at the margins”, between the planes and the mountainous territories of the Alps, in the piedmont strip between Veneto and Friuli Venezia Giulia, contained at the west by the Garda Lake and at the east by the Tagliamento River. As in my previous projects, I was principally involved in the contemplation of the landscape, preferring to observe the people immersed in the activity of being, instead of dealing with what they were looking at. Documenting the places where experience is exercised, through the physical space where memory moves, becomes important, not in order to avoid re-composing ideal fortunate environments of pre-industrial landscapes or to condemn what our society itself has conceived, but to activate forms of interpretation capable of assimilating the changes of the city that is contemporary to us.Only then, and perhaps only implicitly, we will be able to understand the risks of the landscape and pose the questions which interest our contemporary territories, without falling in the obvious, in the already heard, in the easily intuitable.

Le immagini proposte sono un estratto di un più ampio progetto di ricerca sulle Alpi che ha come intento l’osservazione delle modificazioni ambientali del paesaggio alpestre avvenute con lo sviluppo connesso ai processi di industrializzazione del turismo e dell’espansione urbana.
In questa ristretta serie di fotografie, mi sono concentrato su quei luoghi che potremmo definire “sul margine,” tra la pianura e i territori montagnosi delle Alpi nella fascia pedemontana tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, racchiusi ad ovest dal lago di Garda e ad est dal fiume Tagliamento.
Rispetto alle richieste del bando, mi sono fortemente interrogato su come dare una definizione di “paesaggio a rischio.” Difficile esprimere un’unica possibile interpretazione, difficile come trovare un’unica denominazione di paesaggio. Poiché il paesaggio è formato esso stesso dalla lettura del territorio e quindi da un carattere prettamente fisico ma, allo stesso tempo, anche dalla nostra selezione e giudizio di valore su di esso, quindi da un carattere che non può prescindere dal punto di vista che lo esprime in sé. Forse il paesaggio a rischio è il paesaggio incongruo, “fuori luogo”?
Diventa nuovamente importante chiedersi che cosa vogliamo intendere con il termine “incongruo” e cercare di comprendere quanto di tutto ciò intercorre con l’idea di incompatibilità ecologico-ambientale, oppure è legato principalmente ai temi della percezione del paesaggio.
Domande che portano ad altre domande…
In tutto questo la camera fotografica non può dare delle risposte, ma con essa siamo in grado di registrare le tracce che le strutture economiche, sociali e politiche depositano nell’ambiente.
Nondimeno possiamo andare oltre se pensiamo, come scrive Antonello Frongia, che “la fotografia può avere un ruolo etico e persino politico nell’imparare a vedere la potenzialità dei paesaggi minori, non monumentali, persino vernacolari.”
Queste immagini vogliono riflettere al tempo stesso sui luoghi, con lo sguardo necessario per comprendere le modificazioni del paesaggio e quindi in fondo a noi stessi, e sui modi di essere vissuto.
Documentare i luoghi dove si esercita l’esperienza, attraverso lo spazio fisico in cui la memoria si muove, diventa importante non per ri-comporre ideali ambienti felici di paesaggio pre-industriale o per poter condannare ciò che la nostra stessa società ha concepito, ma per attivare una forma di lettura in grado di assimilare i cambiamenti della città a noi contemporanea.
Solo allora e, forse solo implicitamente, potremmo comprendere il rischio del paesaggio, e porre le questioni che interessano i nostri territori contemporanei, senza cadere nell’ovvio, nel già sentito, nel facilmente intuibile.

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